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Il Castello di Cullera si situa alle pendici del Monte di Cullera o Montagna dell’Oro, nella parte meridionale, ed è possibile accedervi passando per la città ai piedi del monte attraverso l’accesso pedonale dei “Revoltes Noves” o attraverso l’accesso dalla strada che parte da Barrio Sant Antoni.
Si tratta di una costruzione risalante all’epoca califfale (X secolo), eretta dallo stato cordovese per il controllo e la difesa del territorio, soprattutto della zona litorale e della bocca del fiume Júcar. L’esistenza di quest’enclave in un’epoca così antica potrebbe coincidere con la rivitalizzazione e sviluppo urbano del Sharq al-Andalus, ovvero della zona est della penisola islamica, soprattutto nella fascia costiera.
Con la caduta del califfato, il Castello di Cullera andrà a formare parte del sistema difensivo della frontiera meridionale della taifa indipendente di Valencia e continuerà a rivestire un ruolo importante durante la prima metà del XII secolo, durante il periodo degli Almoravidi, e in seguito durante l’impero Almohadi.
La fortezza passò in mani cristiane nel XIII secolo, a seguito di un primo e fallimentare tentativo da parte di Giacomo I d’Aragona, dovuto probabilmente alla mancanza di approvigionamenti e materiale bellico. In ogni caso, nel 1239, a seguito della presa di Valencia, il Castello di Cullera cadde sotto il controllo del Conquistatore.
Castillo de Cullera
1) Castello di Cullera La storia
GPS de Castello di Cullera La storia: 39.1659, -0.24996
Il Castello di Cullera si situa alle pendici del Monte di Cullera o Montagna dell’Oro, nella parte meridionale, ed è possibile accedervi passando per la città ai piedi del monte attraverso l’accesso pedonale dei "Revoltes Noves" o attraverso... leer más
Il Castello di Cullera si situa alle pendici del Monte di Cullera o Montagna dell’Oro, nella parte meridionale, ed è possibile accedervi passando per la città ai piedi del monte attraverso l’accesso pedonale dei “Revoltes Noves” o attraverso l’accesso dalla strada che parte da Barrio Sant Antoni.
Si tratta di una costruzione risalante all’epoca califfale (X secolo), eretta dallo stato cordovese per il controllo e la difesa del territorio, soprattutto della zona litorale e della bocca del fiume Júcar. L’esistenza di quest’enclave in un’epoca così antica potrebbe coincidere con la rivitalizzazione e sviluppo urbano del Sharq al-Andalus, ovvero della zona est della penisola islamica, soprattutto nella fascia costiera.
Con la caduta del califfato, il Castello di Cullera andrà a formare parte del sistema difensivo della frontiera meridionale della taifa indipendente di Valencia e continuerà a rivestire un ruolo importante durante la prima metà del XII secolo, durante il periodo degli Almoravidi, e in seguito durante l’impero Almohadi.
La fortezza passò in mani cristiane nel XIII secolo, a seguito di un primo e fallimentare tentativo da parte di Giacomo I d’Aragona, dovuto probabilmente alla mancanza di approvigionamenti e materiale bellico. In ogni caso, nel 1239, a seguito della presa di Valencia, il Castello di Cullera cadde sotto il controllo del Conquistatore.
A partire dalla Conquista, divenne proprietà di diversi signori. All’inizio, metà della fortezza fu donata all’Ordine di Malta mentre la parte rimanente passò nelle mani del Visconte Castellnou. Nel 1319, la metà appartenente ai Cavalieri Ospitalieri passò al nuovo ordine di Montesa. Nel 1330 venne incorporato alla Corona reale, sebbene venne impegnato nel 1341 dal Signor di Segorbe e comprato, nel 1344, dal Conte di Terranove. Nel 1358 fu riscattato dal Re Pedro IV che lo aggiunse al patrimonio reale. In ogni caso, l’anno successivo, il Castello venne venduto al coppiere reale, Esteve d’Aragona. Durante la guerra tra Pedro I di Castiglia e Pedro IV d’Aragona, il castello fu preso dalle truppe castigliane e recuperato in seguito dagli aragonesi e buona parte venne demolita e ricostruita. Nel 1381 il Castello viene messo in vendita dal Re alla città di Valencia, la quale rimase in possesso della fortezza fino al 1402, anno in cui il Re Martino I, detto l’Umano, lo incorporò al Patrimonio Rale fino all’anno 1707.
Occorre specificare, caro visitatore, che la costa valenciana, rappresentò per molti secoli una zona che faceva gola ai pirati berberici. In ogni caso con l’inizio del XVI, il fenomeno degli attacchi corsari aumentò con l’entrata in scena dei pirati turchi. La difesa del litorale si convertì in una priorità e di conseguneza anche le modifiche del Castello di Cullera.
Se il XIII, XIV e XV secolo furono delle epoche convulse, il XVI secolo portò, al Castello di Cullera, dei cambiamenti di carattere difensivo a causa dei continui attacchi dei pirati. Tale modifica comportò la costruzione di una serie di baluardi e rivellini, un rinforzo delle facciate della muraglia con intagli e la disposizione di pezzi di artiglieria in diverse torri. Tutte queste opere, con la costruzione delle torri di vedetta sul litorale ed il rinforzo della chiesa-fortezza della città e la successiva costruzione del recinto murato urbano, volevano, come appare chiaro, assicurare la difesa della città e del litorale di fronte agli attacchi e saccheggi della pirateria.
Nei secoli sucessivi, rispettivamente nel XVII e nel XVIII secolo, il Castello potrà godere di quella stabilità politica che portò con se diversi cambiamenti relativi alla fisionomia del Castello. La trasformazione, infatti, fu motivata dalla necessità di disporre di spazi abitabili in grado di accogliere eremiti ed pellegrini. Verranno costruiti edifici destinati ad accogliere le stanze del costode del castello, così come una forestieria. Tutto questo farà si che la costruzione perda il suo carattere castrense originale a favore di un’immagine più domestica. Proprio in questi anni vengono costruite la veranda d’entrata, la Sala del Mare, la Sacrestia e l’alloggio del “casteller”. Lo stato di sfacelo in cui vertevano questa stanza e la povertà dei suoi materiali portarono alla sua demolizione durante le opere di restauro.
Nel XIX secolo tornerà a registrarsi una notevole attività militare con la Guerra d’indipendenza spagnola, durante la quale vanno citate solamente alcune opere di fortificazione. Le principali opere di fortificazione vennero realizzate invece durante le guerre carliste. Mentre nelle prima e seconda guerra carlista tali opere non sembrano quasi modificare il castello, durante la terza guerra si costruiranno vere e proprie linee di feritorie nella Torre Maggiore, nel Baluardo, nel Muro Occidentale e nel Revellino. Forse il cambiamento più importante toccò la Torre Maggiore, dal momento che venne distrutta la stanza a volta che la caratterizzava e si realizzò un terrazzamento volto a convertirla in una piattaforma destinata alla fucileria.
A seguito di questi episodi bellici, il castello cadde in uno stato di abbandono e sola la presenza di un eremita che era solito frequentare la cappella della Vergine del Castello permise che quest’ultimo restasse, più o meno, in piedi. Posteriormente nella seconda metà del XX secolo vi si installò una comunità di frati francescani e venne costruito un santuario accanto al castello. Alcune zone del castello vennero modificate per uso scolastico, come la cappella o la Sala delle Armi, mentre il cortile si trasformò in un improvvisato campo da calcio
2) L’architettura
GPS de L’architettura: 39.1659, -0.24996
Al momento la fortezza, disposta in una posizione più elevata rispetto all’intero complesso difensivo, è formata da una serie di elementi, torri e facciate, disposte intorno al cortile centrale.
La fortezza presenta una pianta rettangolare... leer más
Al momento la fortezza, disposta in una posizione più elevata rispetto all’intero complesso difensivo, è formata da una serie di elementi, torri e facciate, disposte intorno al cortile centrale.
La fortezza presenta una pianta rettangolare irregolare, con i lunghi lati corrispondenti alla muraglia occidentale, un muro di epoca elisabettiana che presenta feritoie ordinate, in direzione della città; e quella orientale, che guarda in direzione del mare, rinforzata dalla Torre Bianca. I lati più corti sono occupati dalla contundente Torre Maggiore e dal Baluardo, così come da una facciata interrotta dalla Torre del Respatller o Redona. Nell’angolo sud-est si erge la Torre de Cap d’Altar.
L’acceso è ubicato nel muro occidentale, attraverso un piccolo vano con arco a mezzo punto di mattoni, protetto dal Revellino. Nella parte interna, un corridoio precedentemente coperto a mo’ di portico, funge da zona di ripartizione delle diverse stanze, ciò avviene anche a diversi livelli. In queto primo livello si trova la Cappella o ermita Vella, caratterizzata da due navate formanti una “L”. In questo primo piano è possibile accedere al aljibe, è inoltre presente una scala collegata all’accesso alla cisterna che giunge fino al Cortile delle Armi o Pati dels Aljups, situato ad un livello decisamente più alto.
Dal Cortile si accede ai piani superiori della Cappella: la Sala della Armi e la terrazza della Sala del Mare, queast’ultima utilizzata come alloggio dell’eremita o casteller e forestieria. Da qui è inoltre possibile accedere al corpo superiore della Torre Bianca e alla relativa terrazza. Da qui entriamo nel parapetto, dal quale si sale alla piattaforma del Baluardo, e da qui, alla Torre Maggiore il luogo maggiormente inespugnabile di tutto il complesso fortificato.
3) Accesso e Rivellino
GPS de Accesso e Rivellino: 39.1659, -0.24996
Potremmo accedere al castello partendo da una scala esterna che supera un notevole dislivello e che giunge alla piattaforma del rivellino o torre esterna difensiva che, a sua volta, conduce alla porta d’entrata della fortezza.
In ogni caso il... leer más
Potremmo accedere al castello partendo da una scala esterna che supera un notevole dislivello e che giunge alla piattaforma del rivellino o torre esterna difensiva che, a sua volta, conduce alla porta d’entrata della fortezza.
In ogni caso il visitatore deve sapere che quest’entrata non rappresenta l’accesso originale, ma risale alla costruzione del Santuario nel 1896, così come i suoi ripartimenti annessi nel XX secolo, che modificarono l’aspetto mediavale.
Quindi, proviamo a fare uno sforzo e proviamo ad immaginarci la configurazione orginale. Prima di queste costruzioni si accedeva dalla parte che da al mare, tra il barbacane e la fortezza. Sappiamo che l’entrata al castello si trovava nel muro orientale della prima albacara (tipo di fortificazione medievale , tipica delle zone interne del al-Àndalus, NdT) o Albacar vell, difesa dalla Torre del Cap d’Altar, da dove iniziava una specie di ballatoio a punta che correva lungo il barbacane e la fortezza fino ad entrare al castello da sotta la porta attuale. Di questo complesso- barbacane e ballatoio- si è conservata solo la parte finale, che da alle scale d’accesso, e che è possibile ammirare prima dell’ingresso alla fortezza. Il barbacane, fu distrutto per creare un nuovo ingresso alla fortezza nei primi anni del XX secolo.
Per quanto riguarda il rivellino, torre esterna che copre la porta di un forte e la difende, si tratta di una costruzione particolarmente caratteristica del XVI secolo che permetteva l’installazione dell’artiglieria all’interno della relativa terrazza. Nel Castello di Cullera, il rivellino si costruisce per disporre di una maggiore difesa della porta d’accesso e si unì, logicamente, al barbacane di epoca almohadì. Questo rimodellazione necessitò dell’apertura di un vano o buco nello stesso barbacane per poter accedere alla fortezza. Questo vano resistette fino ai primi anni del XX secolo, quando venne distrutto per innalzare una nuova entrata al castello. Le feritoie che segnano il muro a nord del rivellino risalgono al XIX secolo, in particolar modo sono legati agli anni convulsi conseguenza dalle guerre carliste.
4) Cappella gotica
GPS de Cappella gotica: 39.1659, -0.24996
Attraversando la porta d’accesso, caro visitatore, troveremo la Cappella o Ermita Vella. L’entrata principale alla construzione si situa a destra ed è, attualmente, luogo di esposizione dell’importante collezione del Museo Municipale di... leer más
Attraversando la porta d’accesso, caro visitatore, troveremo la Cappella o Ermita Vella. L’entrata principale alla construzione si situa a destra ed è, attualmente, luogo di esposizione dell’importante collezione del Museo Municipale di Storia e Archeologia di Cullera.
Le prime cose che ci colpiranno della Cappella sono la sua bellezza ed la sua stilizzazione. Si tratta di un edificio religioso costruito tra la metà del XV e la seconda metà del XVI secolo, opera del maestro scalpellino Joan d’Alcant. In orgine la struttura comprendeva un salone, che corrisponderebbe all’ala est-ovest, coperta da volte a crociera i cui archi confluiscono in una chiave e si adagiano su dei capitelli che si elevano su dei pilastri di pietra. Questi archi apportano altezza e armonia al complesso.
Nella seconda metà del XVI secolo si decise di costruire una nuova sala e immagine e somiglianza della cappella, seppur con alcune differenze stilistiche a livello del disegno degli archi e delle volte. In questo modo, i due spazi, rimanendo uniti, andavano a formare una pianta singolare a forma di “L”. All’inizio, la funzione di quest’ala nord non fu quello di cappella ampliata ma quella di refettorio e mensa. Così come si intuisce dalla documentazione dell’epoca- solo a partire dal XVII secolo queste zone andranno a formar parte dell’ambito religioso. Questo spazio, mediante un grande arco diaframmato, ovvero, disposto in direzione trasversale dello spazio costruito, porta a uno spazio aperto a mo’ di cortile. Questo cortile era pavimentato con mattoni di ceramica ed aveva due panchine attacate alla muraglia. Alla sua sinistra si construì una scala che comunicava con il Cortile delle Cisterne. Incima alla chiave dell’arco si aprì una nicchia coperta da un tetto per custodire un’immagine religiosa, probabilmente la Vergine del Castello, alla quale era dedicata la Cappella.
Risale ai secoli XVII e XVIII la muratura di tutti i vani e accessi realizzata con il fine di riempire, in seguito, tutto lo spazio fino a raggiungere il livello del Cortile delle Cisterne e costruire incima un nuovo edificio chiamato Sacrestia. È in questa circostanza che il refettorio e mensa della cappella o eremo si apre al culto, aquisendo questa singolare forma ad “L”.
Gli scavi archeologici effettuati nel sottosuolo della Cappella hanno offerto interessanti dati circa l’evoluzione della costruzione di questo spazio. Ora sappiamo che prima della costruzione della cappella esisteva un edificio islamico caratterizzato da un corpo superiore e magazzini sotterranei. A questo edificio si attaccavano Le Torri del Cap d´Altar e del Respatller, quest’ultima con accesso diretto dalla pianta inferiore dell’edificio. I materiali archeologici rinvenuti durante gli scavi offrono inoltre una cronologia dell’XI e XII secolo, ovvero, delle epoche più antiche.
5) Cortile e muraglia con feritoie
GPS de Cortile e muraglia con feritoie: 39.1659, -0.24996
Il cortile rappresenta la zona del castello da dove si articolano tutte le stanze. Quello che viene erroneamente chiamato Cortile delle Armi, era conosciuto storicamente come Cortile dei Aljibes o Cortile delle Cisterne. Più precisamente gli... leer más
Il cortile rappresenta la zona del castello da dove si articolano tutte le stanze. Quello che viene erroneamente chiamato Cortile delle Armi, era conosciuto storicamente come Cortile dei Aljibes o Cortile delle Cisterne. Più precisamente gli albijes- nel caso del castello sono due, entrembi nella zona sud, rappresentano le uniche costruzioni proprie che il cortile ospita.
Torniamo indietro nel tempo, caro visitatore per carcare di visualizzare il lavoro svolto in questa zona. Gli scavi hanno confermato che il cortile si trovava in una zona molto più bassa rispetto a quella attuale. Gli stessi lavori di scavo hanno individuato tre diversi momenti di riempimento del cortile:
Un primo momento corrispondente al XVI secolo, durante il quale si riempì l’intera superfice del cortile senza però arrivare a coprire gli aljibes, offrendo come risultato un pavimento di terra calcata dal pillo.
Un secondo momento, nel XVIII secolo, nel quale si riempì solamente la metà meridionale del cortile fino a nascondere gli aljibes, lasciando come spettacolo un pavimento di mattonnelle in ceramica.
Un terzo momento- durante le guerre carliste del XIX secolo- durante il quale si riempì la metà settentrionale fino a renderlo uguale a quella meridionale, lasciando tutto il cortile allo stesso livello, unificando tutto il pavimento con mattonnelle in ceramica.
La costruzione della Sacrestia- pianta inferiore dell’alloggio del casteller o custode del castello- comportò il riempimento dei quasi tre quarti dell’intero spazio del cortile, con eccezione della zona coperta dal portico d’entrata della Cappella, e preclusione definitiva all’accesso nord alla Cappella attraverso l’arco, come d’altronde il piccolo cortile inutilizzato che lo precedeva. La costruzione dei “Quattro Nuovi”- o nuove edificazioni.
Ma parliamo ora del così chiamato Muro con feritoie elisabettiano, secondo la sua configurazione attuale forma parte di una serie di costruzioni e rinnovi che si realizzarono al castello a metà del XIX secolo come conseguenza delle guerre carliste.
Innanzittutto occore precisare che questa muraglia è molto più antica. Gli scavi archeologici realizzati hanno permesso di stabilire la sua evoluzione costruttiva: in origine si trattava di una muraglia islamica ristrutturata nel XVI secolo con l’apertura di due feritoie per posizionarvi due ribadocchini o cannoni di mezzo raggio. Nel XVIII secolo, la metà sud della muraglia crollò e di conseguenza fu necessario innalzarla un’altra volta ma questa volta emerse contrattempo, ovvero si creò una separazione minima con l’allineamento originale, come è possibile osservare ancora oggi. Infine, nel XIX secolo, anche per cause belliche, vennero realizzati gli ultimi rimodellamenti per adattare la muraglia alle necessità derivanti dalle guerre carliste.
6) Sala della Armi
GPS de Sala della Armi: 39.1659, -0.24996
Il visitatore sa che non vi è castello che possa venir giudicato senza che si tenga conto della Sala della Armi. Quella del Castello di Cullera è una stanza rettangolare posizionata sopra la Cappella. La stanza occupa il volume superiore di un... leer más
Il visitatore sa che non vi è castello che possa venir giudicato senza che si tenga conto della Sala della Armi. Quella del Castello di Cullera è una stanza rettangolare posizionata sopra la Cappella. La stanza occupa il volume superiore di un antico edificio islamico, trasformato in Sala delle Armi solo a seguito dell’edificazione della Cappella. La sovrapposizione di elementi architettonici, dai più antichi, islamici, ai più recenti, rappresenta una caratteristica costante del Castello di Cullera. Per riuscire a recupere nel miglior modo possibile l’aspetto originale di ogni stanza, è stato necessario lavorare a fondo e duramente, ma soprattutto, è stato necessario partire da alcuni scavi estenuanti e dallo studio della documentazione esistente. Non si à lasciato nulla al caso così che il visitatore potrà ammirare quanto è stato fatto e con che qualità, per esempio, nella Sala delle Armi.
Ciò che rimane a testimonianza dell’antico edificio islamico sono le murature di terra che si alternano con cappe di calce e l’arco a ferro di cavallo, tipico dell’arte islamica, che rappresentava l’accesso orginale a questa sala fino al XVIII secolo. L’accesso dal cortile avveniva da un’altra scala ormai scomparsa, che permetteva di entrare nella sala da est rispetto all’arco, oggi trasformato in una finestra-mirador.
Attraverso il lavoro degli archeologi è stato possibile scoprire l’esistenza di tre diversi ponti corrispondenti a momenti cronologici differenti. Un primo momento islamico, durante il quale il ponte era più basso. Un secondo periodo, nel XVI secolo ed un terzo periodo nel XX secolo. La copertura attuale riproduce l’originale del XVI secolo, ovvero una copertura piana, sebbene caratterizzata de una leggera inclinazione verso il cortile per la conduzione dell’acqua piovana verso i aljibes.
Il visistatore deve sapere che i resti dell’antica decorazione pittorica che ornavano i suoi muri, meritano un capitolo a parte. Si tratta di una serie ripetuta a mo’ di striscia decorativa posizionata nella parte superiore delle pareti. La sala era, all’inizio, pitturata interamente di un colore ocra, ovvero un colore di terra sul rossiccio. Sopra questa colorazione di base, oggi sparita, sono presenti numerose tracce di carbone indicanti la corretta posizione dei disegni. Nella parte superiore si sono conversati due elementi decorativi che tracciano una forma lobulare semplice dalla quale pende una campana, realizzata nella parete attraverso incisione e, posteriormente, dipinti di bianco e marcati con pennello. Le tracce dei contorni e delle figure contenute, sono decorati con della pittura nera.
La sala offre inoltre al visitatore altri resti parietali di indiscutibile interesse. Per esempio, sul lato sinistro dell’arco a ferro di cavallo troviamo le tracce di una scacchiera di un alquerque o di una dama di epoca islamica. Non conosciamo il loro reale significato, dal momento che la posizione che occupa non serve al gioco. Probabilmente si realizzò con una intenzione simbolica o come frutto di semplice intrattenimento da parte del costruttore dell’arco.
Accanto alla grande finestra presente al lato ovest della sala, si possono incontrare i resti di una dipinto murale, risalente alla fine del XVIII secolo, che riproduce la bandiera della marina mercantile spagnola secondo il disegno incaricato dal re Carlos III. Il fatto che tutta la sala fosse decorata con questa bandiera ci fa pensare ad un vincolo di quest’ultima con la Marina Mercantile, rinforzando così l’idea della relazione costante tra Cullera ed il mare che la avvolge e la protegge.
Accanto a questi dipinti, si localizzava una delle peseta denominate de “la mà al cul” esposta nel Museo Municipale di Storia e Archeologia, la cui coniatura iniziò tra la seconda e la terza guerra carlista, più precisamente quando il castello godette della maggiore importanza strategica.
La Sala delle Armi, inoltre, da accesso alle tre torri più antiche del castello: Torre del Respatller e la Torre de Cap d´Altar, ulteriore prova, questa, del fatto che la Sala occupi uno spazio molto più antico, e relazionato con queste torri, che bisognerebbe datare al XI secolo
7) Torre del Respatller o Rotonda
GPS de Torre del Respatller o Rotonda: 39.1659, -0.24996
Il visitatore deve sapere che la Torre del Respatller, di pianta semicircolare, ha origini islamiche. Insieme alla Torre del Cap de l’Altar, avevano la funzione di difendere, come colossi di muratura e malta di calce, l'entrata principale della... leer más
Il visitatore deve sapere che la Torre del Respatller, di pianta semicircolare, ha origini islamiche. Insieme alla Torre del Cap de l’Altar, avevano la funzione di difendere, come colossi di muratura e malta di calce, l’entrata principale della fortezza di Cullera, situata nel muro orientale del primo recinto murato. L’accesso, chiamato porta falça devés la mar, dava acceso ad un ballatoio a punta che prendeva forma tra la fortezza ed il barbacane- struttura difensiva che serviva da supporto al muro di contorno. Dove si ubicava precisamente questa torre.
Allo stesso modo, il visitatore deve sapere che la pianta e la tecnica di costruzione, alle quali si aggiungono i risultati degli scavi archeologici, certificano la sua antichità e la situano nella epoca della dissoluzione del califfato di Cordova, con Hisham II a capo, e la formazione di piccoli regni indipendeti- la così chiamata prima taifa- agli esordi del XI secolo. La similitudine con le torri semicircolari della stessa epoca nei pressi della città di Valencia è sorprendente.
Attenzione, visitatore. Durante gli scavi archeologici si detettarono diversi momenti di utilizzo con diverse rimodellazioni in funzione delle vicissitudini storiche che misero in pericolo l’integrità dei suoi abitanti. Durante il più antico, risalente al XIV e XVI secolo, si eliminò l’accesso originale alla torre posizionato in quella che oggi è la Cappella- anteriormente un edificio islamico-, come l’attento visitatore può osservare al suo lato sud. In un secondo momento, tra il XVI e XVIII secolo, si realizzano diversi cambiamenti in tutto il castello destinati a difendere Cullera dagli attacchi dei pirati. È in questo periodo che l’accesso alla torre iniziò a realizzarsi a partire della porta esistente nella Sala delle Armi. Le guerre carliste del XIX secolo portarono gli ultimi cambiamenti dal momento che la torre si armò di garitte di vedette, posti di sorveglianza che si annulleranno con la terminazione del conflitto armato e la costruzione del Santuario alla fine del XIX secolo.
Uno dei primi possibili riferimenti a questa torre potrebbe essere quello che appare nei memoriali del XVI secolo, nei quali appare sotto il nome di Torre Redonda, ubicandola nella parete della chiesa che sale fino al recinto. Attualmente si è voluto recuperare l’immagine della torre islamica mantenendo il livello della terrazza e la parte difensiva, così come l’accesso originale.
8) Torre del Cap D‘Altar
GPS de Torre del Cap D‘Altar: 39.1659, -0.24996
La Torre del Cap d’Altar- insieme alla Torre del Respatller— aveva l’importante funzione di difendere l’entrata principale alla fortezza di Cullera che, giustamente, avveniva attraverso la così nota "porta falça devés la mar", situata... leer más
La Torre del Cap d’Altar- insieme alla Torre del Respatller— aveva l’importante funzione di difendere l’entrata principale alla fortezza di Cullera che, giustamente, avveniva attraverso la così nota “porta falça devés la mar”, situata nel muro orientale della prima albacara o recinto protetto, e che dava accesso ad un ballatoio a punta che che prendeva forma tra la fortezza ed il barbacane.
È una torre ad angolo a pianta semicircolare, massiccia fino all’altezza del parapetto e alla quale si accede dalla Sala delle Armi. Per la sua piante, per la tecnica di costruzione- muratura e malta di calce-, per i risultati degli scavi archeologici, sappiamo, caro visitatore, che la Torre del Cap d’Altar, così come la Torre del Respatller o Redona, risale all’epoca della dissoluzione del califfato di Cordova e la formazione dei piccoli regni indipendenti- la prima taifa- agli inizi del XI secolo. Ed inoltre, come nel caso della Torre del Respatller, la sua similitudine con le torri semicircolari della stessa época della città di Valencia è sorprendete.
Attualmente, caro visitatore, si è voluto recuperare l’aspetto della torre islmmica mantenendo il livello della terrazza e la parte difensiva, così come le feritoie difensive. Per questo mitivo, è stato necessario buttare giù il tetto del XVIII secolo e murare una finistra frontale che rovinava l’immagine originale. Duri lavori a beneficio di una torre che ho sofferto durante la storia avversità di vario tipo. Di modo che, già durante il regno di Pedro IV, lo stesso re, a seguito di una visita al castello, ordinò: “Occorre rifare la torre di sotto, quella che sta accanto alla chiesa”, riferimento chiaro questo alla Torre de Cap d’Altar che, già nel XIV secolo, presentava seri problemi di manutenzione.
9) Sala del mare e alloggio del Casteller
GPS de Sala del mare e alloggio del Casteller: 39.1659, -0.24996
Il viaggiatore, il visitatore, deve fare uno sforzo immaginativo per comprendere che la così chiamata Sala del mare così come l’alloggio del "casteller", furono costruiti nel XVIII secolo sulle stanze medievali del castello, più in concreto... leer más
Il viaggiatore, il visitatore, deve fare uno sforzo immaginativo per comprendere che la così chiamata Sala del mare così come l’alloggio del “casteller”, furono costruiti nel XVIII secolo sulle stanze medievali del castello, più in concreto sulla Cappella e la Torre Bianca. Questo cambiamento comportò un deturpamento totale della morfologia della fortezza che perdette così il suo carattere militare e la sua vera essenza originale. Inoltre, lo stato di abbandono di queste stanze fece le rese irrecuperabili architettonicamente, per tanto si optò-durante il processo di risanamento- di recuperare prima l’aspetto della fortezza invece che procedere alla trasformazione “domestica”. Detto in altro modo: queste due stanze, impostante realmente sul modello originale, furono rase al suolo, Perciò è importante che il visitatore sappia che aspetto avessero e soprattutto quali funzione rivestissero.
La così nota Sale del Mare formava parte, in realtà, dell’alloggio del “casteller” o eremita, dalla configurazione di un abitacolo dalle grandi arcate e che dava sul cortile, coperta dalla stessa copertura della Torre Bianca, ma prolungata sopra la sala. La copertura comune portò all’annullamento del sistema di raccolta dell’acqua piovana agli aljibes e, di conseguenza, l’annullamento totale del suo funzionamento.
La abitazione comunicava direttamente con il corpo superiore della Torre Bianca, alla quale venne aggiunta una seconda porta dopo essere stata suddivisa dall’interno.nella parte superiore si costruì una cucina per l’eremita o casteller ed inoltre per i pellegrini che salivano per visitare l’eremo o Capella Vella del castello. La stanza contigua venne utilizzata come dormitorio. Con l’arrivo del XX secolo la metà della torre venne rivestita internamente di cemento per poter ospitare una cisterna.
L’edificio noto come Sacrestia, in realtà non era una Sacrestia. Si trattava di una costruzione rettangolare composta da una pianta bassa, al livello del cortile e di un primo piano, al livello del parapetto, della Sala del Mare e dell’accesso alla Torre Bianca con le quali comunicava. La Sacrestia operò come forestieria per i pellegrini, magazzino e mensa.
Bisogna aggiungere, in ogni caso, che gli scavi realizzati nel sottosuolo della Sacrestia e del ballatoio d’accesso al Cortile degli Aljibes, hanno rivenuto un interessante materiale che permette di risalire alla vida degli abitanti del castello. Di questo modo siamo venuti a conoscenza che possedevano un importante corredo domestico per realizzare tutte le faccende domestiche (immagazzinamento, cucina e servizio a tavola) come terrine, caseruole in vetro e pentole. Furono rinvenuti inoltre piatti realizzate in botteghe di Manises, Catalogna, Liguria o Toscana. Si recuperò molto materiale faunistico, conseguenza della vita domestica del posto, come lumache, lische di pesce, conchiglie di mollusci e ossa di capra e bovide.
10) La Torre Bianca
GPS de La Torre Bianca: 39.1659, -0.24996
La Torre Bianca o Quadrata è una torre dalla pianta rettangolare costruita in tre dei suoi lati ed addossata nel quarto lato alla muraglia islamica preesistente, sulla quale venne costruita. La cronologia della costruzione si perde nel tempo, e... leer más
La Torre Bianca o Quadrata è una torre dalla pianta rettangolare costruita in tre dei suoi lati ed addossata nel quarto lato alla muraglia islamica preesistente, sulla quale venne costruita. La cronologia della costruzione si perde nel tempo, e infatti, non è certa; senza dubbio, il materiale utilizzato- calcestruzzo e murature-, e la morfologia- torre vuota., ci riporta, possibilmente, alla fase finale della dominazione almohadì. In ogni caso, la costruzione è posteriore al XI e anteriore al XVI secolo, dal momento che nei memoriali di opere corrispondenti a questo secolo viene fatto riferimento a opere di rimodellazione e difesa nel castello- si ricordi che si tratta del periodo dei periodici attacchi dei pirati. Inoltre, con accertata previsione, si aggiune che è conveniente trasferirla per realizzare una migliore difesa della porta principale del castello.
Facciamo una piccola pausa e proviamo a riflettere un po’ di più sui dati cronologici: è constatato che sarà verso la fine del dominio almohadì-fine del XII e inizio del XIII secolo- che si assisterà ad una grande attività di costruzione all’interno del castello de Cullera, con la realizzazione dell’attuale Torre Maggiore- sulle ceneri di un’altra torre precedente-, la costruzione del grande albacara o recinto inferiore e delle muraglie della città o sobborgo islamico. Per questo motivo, amico visitatore, si suppone che sia in questa epoca quando venne costruita la Torre Bianca. Allo stesso modo, la peculiare disposizione delle merlature degli angoli e le aperture esterne atte ad accolgiere manteletes (porte inclinate di legno che proteggevano i difensori del castello dagli attacchi dei nemici), sono molto simili alla Torre della Regina Mora o Santaq Ana, la cui cronologia venne stabilita- grazie ad un intervento.
Ammiriamo la Torre Bianca che si alza fino a 16 metri di altezza e scopriamone l’ interno, diviso su due piante: quella inferiore alla quale è possibile accedere dalla Cappella e quella superiore alla quale si accede dalla terrazza della Sala del mare. Possiede una terrazza merlata dalla quale è possibile scorgere, in tutto il suo splendore, la baia di Cullera. La terrazza è disegnata per raccogliere l’acqua piovana negli aljibes.
È molto probabile che qualche stanza al piano inferiore della Torre Bianca venisse utilizzata in un determinato momento dalla Sacrestia, coprendo così le necessità della Cappella. Nella seconda metà del XVIII secolo, nelle stanze della parte superiore si costruì una cucina per l’eremita ed i pellegrini che salivano all’anitco eremo del castello, murando le merlature e creando una copertura all’acqua che sfigurò il tono militare della torre di guardia.
Inoltre, giusto di fronte alla torre si costruirono la Sala del Mare e la Sacrestia. La prima era, in realtà, parte dell’alloggio del “casteller” dalla configurazione di un abitacolo dalle grandio arcate e che dava sul cortile. La Sacrestia, oltre a servire da forestieria per i pellegrini, ebbe la funzione di magazzino e mensa. Nel XX secolo la metà della torre venne rivestita interiormente di calcestruzzo di modo da porter accogliere una cisterna.
Durante i lavori di restauro della torre vennero scoperti alcuni dei vani orginali e posti, restituendolo così il suo aspetto originale. Si scoprì inoltre che non aveva un tetto, ma che possedeva una terrazza con merlature con accesso dalla Sala del Mare, attraverso una scala di legno, e che il pavimento della terrazza aveva una leggere inclinazione verso il cortile di modo da condurre tutta l’acqua piovana agli aljibes- l’immagazzinamento dell’acqua fu per molto tempo una necessità primordiale-, attraverso un sistema di canalizzazione in ceramica incastrata nel muro.
11) Muro orientale
GPS de Muro orientale: 39.1659, -0.24996
Occorre specificare, caro visitatore, che la facciata orientale rappresenta la sezione di muraglia che delimita la fortezza da est e che percorre lo spazio tra la Torre Bianca e il Baluardo.
Chiarito questo punto, occorre precisare che la parete... leer más
Occorre specificare, caro visitatore, che la facciata orientale rappresenta la sezione di muraglia che delimita la fortezza da est e che percorre lo spazio tra la Torre Bianca e il Baluardo.
Chiarito questo punto, occorre precisare che la parete presenta numerose riparazioni realizzate durante vari secoli, frutto delle vicissitudini storiche, che hanno lasciato delle tracce nella sua fisionomía, dal momento che rappresenta la parte del castello soffrì con maggiore intensità gli attacchi dei nemici, soprattutto, durante l’epoca delle incursioni dei pirati. Di fatto, molte delle opere di riparazione vanno relazionate alla costruzione del Baluardo e alla sua terrazza, luoghi dove si ubicavano l’artiglieria di carattere difensivo.
Alcuni studi hanno rivelato che una parte della facciata- dalla Torre Bianca fino al ciottolato esterno- fu ricostruito con murature e malta. Senza dubbio la parte restante della facciata fino al Baluardo appare sdoppiato. Questo significa che, su di una base di pisè di terra di epoca islamica, appare un rivestimento murato con malta di calce che ne ricopre la base.
Il parapetto o cammino di ronda si situa nello spiazzo della parte superiore della sezione della facciata orientale. Questo cammino di ronda da accesso al Baluardo e da qui alla Torre Maggiore. Il percorso del parapetto presente una serie di merlature di epoche differenti:
Quelle situate nella parte più a sud, costruite in pisé di calcestruzzo sembrano corrispondere alla merlatura più antica, di epoca almohadì, sebbene, con modificazioni aggiunte a posteriori. Queste merlature conservano delle aperture negli estremi per la collocazione dei “mentaletes” o battenti che coprono le merlature, simili a quelle che appaiono per esempio, nella Torre Bianca.
Quelle situate nell’estremo nord presentano fattezze differenti, una murature e mattoni, con feritoie che ricordano quelle posizionati nel muro a feritoie occidentale, del XVIII secolo.
Il visitatore deve sapere che, allo stesso modo che in altre parti del castello, anche la facciata si trovava mascherata da costruzioni più recenti che impedivano alla vista la sua imponenza. Infatti, che serva da esempio, l’intervento archeologico portò alla luce una scala attaccata che, dalla zone del Cortile delle Armi, arrivava fino al parapetto della facciata orientale.
12) Baluardo
GPS de Baluardo: 39.1659, -0.24996
Il visitatore troverà nel Baluardo un edificio del XVI secolo. In ogni caso questo sarà solo in apparenza dal momento che la costruzione è realmente un’adattazione alle nuove necessità difensive per l’utilizzo delle armi da fuoco e della... leer más
Il visitatore troverà nel Baluardo un edificio del XVI secolo. In ogni caso questo sarà solo in apparenza dal momento che la costruzione è realmente un’adattazione alle nuove necessità difensive per l’utilizzo delle armi da fuoco e della polvere da sparo a partire da una torre preesistente. Questo è quanto hanno riportato i risultati degli scavi.
In ogni caso, i diversi memoriali del XVI secolo parlano dell’esistenza di una torre (torrió, torrigó, turrijó, turrija, denominazioni queste derivanti dalla documentazione dell’epoca) riparata e adattata per convertirla in Baluardo. Questi dati sono chiarificatori nel momento di dover situar topograficamente il così detto Turrijó— che pe la zona di passaggio ineluttabile per accedere alla Torre de Sueca o Maggiore-, e la sua trasformazione in Baluardo per una doppia funzione: per proteggere di fronte ad un attacco pirobalistico e la possibilità di una postazione con pezzi di artiglieria adecuata per rispondere a qualsiasi attacco nemico . Infatti, nel memoriale del 1583 vengono viene sollecitata dell’artiglieria, esattamente un sacre (Pezzo d’artiglieria in grado di tirare palle da quattro a sei libbre, NdT), capace di lanciate palle di 4 o 6 libbre- di due o quattro chili-, ed una colubrina media, in grado di lanciare proiettili di 9 e 12 libbre-tra i 5 e i 6 chili-, approssimatamente.
Le modifiche del XX secolo, conseguenza diretta dei momenti convulsi delle guerre carliste, portano con sé un ulteriore ampliamento della piattaforma superiore del Baluardo e questo comportò la costruzione di una scala che eliminasse la differenza di dimensione del parapetto o cammino di ronda e la nuova piattaforma, mentre si rifaceva parzialmente la porta d’accesso alla Torre Maggiore. A questo periodo risalgono anche le mura con feritoie di cui è attualmente dotato il Baluardo.
Della torre precedente, il Turrijó delle fonti, situata al di sotto del Baluardo, siamo in possesso di alcuna documentazione archeologica che dimostra la cronologia islamica. Avvicinandoci un po’ di più, ci rendiamo conto che si trattava di una torre anteriore all’epoca almohadì, costruita nello stesso periodo della Torre Cap Altar e la Torre Respatller, che possiamo datare intorno al XI secolo. Questa torre di pianta semicircolare, può essere ammirata dal visitatore dall’esterno della fortezza emergendo dall’interno del Baluardo.
13) La Torre Maggiore
GPS de La Torre Maggiore: 39.1659, -0.24996
La Torre Maggiore è una torre di pianta quadrata, di 15 metri di base per 16 metri d’altezza. Questa levatura, imponente, le permette di dominare tutto il paesaggio e di controllate il fiume Júcar, da ovest, e la baia, da est.
La cronologia... leer más
La Torre Maggiore è una torre di pianta quadrata, di 15 metri di base per 16 metri d’altezza. Questa levatura, imponente, le permette di dominare tutto il paesaggio e di controllate il fiume Júcar, da ovest, e la baia, da est.
La cronologia della Torre Maggiore è particolarmente estesa dal momento che presenta riforme durante tutte le epoche. L’attuale costruzione si erge su una torre primitiva, costruita probabilmente tra il IX e il X secolo, di muratura tenuta ferma da malta di calce e una struttura di legno a griglie- che il visitatore può osservare a l’interno- e si pensa che abbia avuto una funzione difensiva rispetto ad altri sistemi costruttivi presenti nell’est peninsulare islamico. Forse, il fatto che si trasportasse legno dal fiume Júcar dalle montagne di Cuenca fino a Cullera con il fine di rifornire i cantieri navali di Dénia avesso a che vedere con l’utilizzo del legno nelle costruzioni delle torri del Castello di Cullera. Questa torre primaria si mantenne fino alla fine del XII e inizio del XIII secolo, momento in cui si costruì l’attuale torre murata- già in epoca almohadì- che ricoprirà quella precedente di muratura. Infatti, la Torre Maggiore, così come la possiamo osservare dall’esterno rappresenta un’opera almohadì realizzata con muratura mista e calcestruzzo.
È probabile che siano arrivate delle voci al visitatore secondo le quali la Torre Maggiore, nel corso dei secoli, abbia avuto altri nomi. Non vi è nulla di incorretto. Infatti, la Torre Maggiore è menzionate con divesi nomi nel corso degli anni. Il riferimento più antico lo incontriamo in un documento dell’epoca di Pietro il Grande d’Aragona (XIII secolo) durante la quale la si chiamava Torre Celoquia, ovvero, la più importante. Nei memoriali del XVI secolo, che riportano delle opere di fortificazione e difesa realizzate al castello, aappare sotto il nome di Torre di Sueca o Torre Rossa. Il nome di “Torre di Sueca” trova giustificazione per essere orientata nella direzione della città, mentre il nome “Torre Rossa” si deve al colore che la malta ricca in argilla dava alle sue facciate. Chiarito questo punto, preseguiamo con i dati, particolarmente interessanti.
Grazie agli scavi archeologici realizzati al suo interno, sappiamo che la torre era massiccia fino al livello di accesso- situato nella stessa zone di quello attuale-, che disponeva di una stanza bombata ed una terrazza coronata con merlature. Davanti alla porta d’accesso alla torre, esisteva un’altra torre- citata nella documentazione del XVI secolo con i nomi di torrió, turrijó, torrigó o turrija—che era necessario attraversare e che difendeva l’accesso.
Ed ora, stimato visitatore, facciamo un piccolo ripasso della Storia per cercare di chiarire alcuni ulteriori dettagli. Con la conquista cristiana realizzata da Giacomo I metà del castello passò nelle mani dell’ordine di Malta, i cavalieri ospitalieri furono i proprietari della Torre Maggiore. Nel 1319, la torre passa nella mani del nuovo Ordine di Montesa. Il castello fu recuperato, di nuovo, durante la guerra tra Castiglia e Aragona (1356-1369)-conosciuta anche come “Guerra de los dos Pedros”- quando il castello non solo fu vittima di assedio e conquistato dai castigliani, ma quando tornò nelle mani della Corona diAragona, il re Pedro IV ordinò di buttare giù alcune torri e facciate della muraglia che si trovavano in un brutto stato, come conseguenza degli eventi bellici, per costriure nuove strutture difensive.
Si è già detto che durante il XVI secolo vennerono effettuate alcune riforme alla torre- anche nel resto Della fortezza- per adattarla alle nuove esigenze derivate, principalmente, dal pericolo rappresentato dagli attacchi dei pirati. All’esterno, si abbattono le pareti della terrazza e questa viene pavimentata con un misto di frammenti di ceramica triturati e calce. Si innalza la terrazza circa 44 centimetri attraverso un’opera di muratura e viene condizionata di modo che tutta l’acqua piovana venga ricondotta agli aljibes. Il muro della torre si alza e si costruiscono quindici torrette, dotandole di artiglieria leggere. All’interno, si condiziona la stanza mediante l’intonaco delle pareti. La torre che la precedeva-— torrió, turrijó, torrigó o turrija di cui si è parlato in precedenza- si maschera e viene occultato dalla costruzione del Baluardo e della sua piattaforma, da dove si accedeva, a partire da questo momento, alla Torre Maggiore. Risale inoltre a questa epoca la generalizzazione dei toponimi: “Torre di Sueca” o “Torre Rossa” per denominarla nei memoriali delle opere. Nel XVIII secolo viene rimodellato l’accesso che rimane un poco di più elevato innalzando il livello interiore. Parallelamente si costruisce una scala d’accesso alla terrazza che, con molta probabilità, sostituì quella del XVI secolo e quella d’epoca islamica.
In ogni caso, le riforme più importanti furono quelle realizzate nel XIX secolo. Più concretamente, fun durante la terza guerra carlista quando si sfonda la coronazione della torre e si costruisce il muro con feritoie dalla terrazza per la fucileria. Si butta giù la stanza bombata di epoca islamica, si ruspa tutto lo spazio, cosicchè la torre si converte così in una piattaforma per la fucileria senza stanze all’interno, e si eleva, di conseguenza, la porta d’ingresso. Inoltre, si costrusice una scala dalla piattaforma del Baluardo per poter salvare la differenza di livello.
Le modifiche non vennero concluse perchè, alla fine, a seguito delle guerre carliste si realizzarono le ultime riforme: vennero murate parte delle feritoie, il muro ovest venne abbattuto per costruire un campanile a vela e lo spazio venne coperto con una copertura inclinata a due aque invertita, dal cui forgiato è ancora possibile osservare le barre.
La Torre Maggiore, dopo tanto lavoro, studi approfonditi e accertato recupero è, oggigiorno oggetto di visita obbligatoria. Spaventa, caro visitatore, la visione del suo interno, totalmente vuoto, con i suoi sedici metri d’altezza ed i resti di strutture archeologiche al fondo, corrispondenti a fasi di occupazione antica che risale all’epoca iberica. Prepariamo le macchine fotografiche perchè la visita alla terrazza ci offrirà splendide viste dai quattro punti cardinali.
14) Le Cisterne
GPS de Le Cisterne: 39.1659, -0.24996
Il Castello di Cullera, costruito in una zona dal clima Mediterraneo, con brevi e irregolari periodi di pioggia, necessitò, sin dalle origini, della costruzione di alcune cisterne per recuperare l’acqua piovana che suppliva i periodi di... leer más
Il Castello di Cullera, costruito in una zona dal clima Mediterraneo, con brevi e irregolari periodi di pioggia, necessitò, sin dalle origini, della costruzione di alcune cisterne per recuperare l’acqua piovana che suppliva i periodi di scarsità o necessità.
Nel caso del Castello di Cullera possiamo ammirare, a seguito del suo recupero, i due aljibes o cisterne. Il loro funzionamento, sebbene semplice, ebbe una vitale importanza dal momento che assicurava la sussistenza della guarnigione in caso di assedio o attacco a sorpresa.
Cerchiamo di capire il suo funzionamento che, d’altra parte, seguiva il senso comune e le leggi basiche della fisica, dal momento che l’acqua piovana che cadeva sulle terrazze della Sala delle Armi e della Torre Bianca era canalizzata mediante condutture di ceramica piantate nelle pareti di questi edifici, per andare a terminare, per forza della gravità, fino agli aljibes. Niente di più semplice, caro visitatore, e al tempo stesso, più efficace.
Senza dubbio, gli aljibes o cisterne, costruiti in epoca islamica, avevano delle caratteristiche tecniche che ancora oggi, malgrado la loro sempliciàa, stupivano per la loro efficenza. Tanto per cominciare, l’impermeabilità delle pareti e del pavimento fu reso possibile attraverso un intonaco molto sottile e compatto di calce mischiata con ossido di ferro che le diedo una tonalità rossa argilla caratterstica (il così chiamato color ocra). Inoltre, per impedire l’accumolo della sporcizia nei bordi, si aggiunse un mezzo tubo che ricorreva tutto il perimetro una buca centrale o inghiottitoio che raccoglieva i sedimenti della pioggia e facilitava la pulizia e la manutenzione.
La copertura, una volta leggermente a punta realizzata con una struttura di tubi sopra i quali venne versata della malta, presenta alcune aperture laterali che servivano da ingresso per l’acqua proveniente dalle terrazze, ed una grande apertura centrale, da dove si raccoglieva la copertura del pozzo, che permetteva il recupero dell’acqua mediante una carrucola con un cubo.
I due aljibes si situavano nel cortile omonimo, in una posizione perpendicolare l’uno all’altro. Entrambi davano accesso ad uno dei suoi lati più corti per poter discendere al loro interno e proceder così alla pulizia e manutenzione. Attraverso la documentazione sappiamo che, in origine, erano elevati sopra il pavimento del cortile ma nel XVIII solo si riempì quest’ultimo per ottenere altezza e costruire l’edificio denominato Sacrestia. In questo modo i aljibes rimasero occultati e il pavimento del nuovo cortile finì per coprirli totalmente.
I memoriali delle opere del XVI secolo fanno riferimento a questi ultimi e al loro stato di conservazione. Questi riferimenti indicavano un brutto stato, soprattutto, del più vicino alla Torre Maggiore. Attraverso questi memoriali sappiamo che era tan deteriorato che non poteva ospitare neanche tre o quattro spanne d’acqua, per cui decisero di murarlo e eliminarlo. Gli scavi archeologici realizzati nel 2009 rinvenirono questo secondo aljibe, effettivamente murato, ma intatto. Fu così che vennero rinvenuti dei “graffitis” al suo interno a carboncino con numerali, disegni e firme che si sono conservati. Frutto di questa cisterna “cieca” furono le macerie o eliminazione della copertura del pozzo che permetteva di recuperare l’acqua dal cortile. Per questa ragione, al momento, è solo possibile ammirare uno dei coperchi conservati.