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Audio guida Mirador del Río. Lanzarote. Italiano
Ficha Técnica de la Audioguía
Duración: 30 minutos
Número de Pistas: 7
Tipo: Profesional
Temática: Monumental
Pertenece a: Centro de Arte Cultura y Turismo Mirador del Rio
GPS de INTRODUZIONE E GALLERIA D’INGRESSO: 29.2143, -13.4811
Ci troviamo nel Mirador del Río, uno dei Centri d’Arte, Cultura e Turismo più rappresentativi tra quelli progettati dall’artista César Manrique sull’isola di Lanzarote.
Durante questa visita guidata le offriremo la chiave che le... leer más
Ci troviamo nel Mirador del Río, uno dei Centri d’Arte, Cultura e Turismo più rappresentativi tra quelli progettati dall’artista César Manrique sull’isola di Lanzarote.
Durante questa visita guidata le offriremo la chiave che le permetterà di realizzare una corretta lettura dei valori architettonici, naturali e storici di questa singolare opera; allo stesso tempo la invitiamo a scoprire i dettagli artistici poco convenzionali che appaiono in questo capolavoro paesaggistico.
Il Mirador del Río si trova nella parte alta del Risco de Famara, a 475 metri di altitudine, nella zona più settentrionale dell’isola e dell’arcipelago canario. Proprio da questo punto è possibile ammirare uno dei panorami più spettacolari di Lanzarote.
L’opera fu realizzata dall’artista lanzarotegno César Manrique nell’anno 1973. In precedenza, Manrique aveva già progettato numerose opere a Lanzarote, come la grotta dei Jameos del Agua, la Casa-Museo del Campesino, il Ristorante “El Diablo” nel cuore di Timanfaya, e la sua casa, a Tahíche, la quale, dal 1992, è sede della Fondazione che porta il suo nome.
Ci troviamo, quindi, in un edificio concepito durante il periodo di maturità creativa dell’artista, dove appare consolidato il suo linguaggio formale per Lanzarote e che si può sintetizzare in un profondo impegno vitale tra arte e natura.
L’esecuzione dell’edificio è stata occasione di sfoggio di pianificazione tecnica, giacchè, a causa degli scarsi mezzi esistenti, si è dovuto procedere allo scavo del terreno e, successivamente, realizzare la struttura interna. In seguito, è stato coperto da un fitto manto di pietra lavica con lo scopo di raggiungere un equilibrio perfetto, senza alterare il paesaggio circostante. La pietra utilizzata fu portata dal vicino Malpaís de La Corona e selezionata con cura sia per la consistenza sia per il colore.
Le caratteristiche ambientali e paesaggistiche del luogo, così come la particolarità dell’uso, hanno consentito di trattare quest’opera in modo sperimentale, sia negli aspetti funzionali sia nelle sue soluzioni estetiche e costruttive.
César Manrique diresse i lavori personalmente e, come era solito fare, apportò numerose modifiche al progetto iniziale proprio sul campo, esplorando nuove alternative creative, facendo in modo che le soluzioni adottate fossero sempre le più adeguate. L’architetto Eduardo Cáceres e l’artista Jesús Soto si sono occupati dell’esecuzione tecnica dell’opera.
Lo scopo di costruire un belvedere in un luogo così peculiare sembra essere nato da uno scambio di idee tra l’autorevole architetto Fernando Higueras e lo stesso César Manrique. Fernando Higueras realizza, negli anni ’60, una serie di progetti urbanistici di rilievo (alcuni dei quali utopistici) per lo sviluppo turistico di Lanzarote. Tra essi, il progetto denominato “Ciudad de las Gaviotas”, vale a dire “Città dei gabbiani”, che prevedeva basicamente la costruzione di un complesso residenziale scavato sui pendii della scogliera.
Dopo aver percorso un piccolo corridoio serpeggiante, che funge da ingresso, cominciamo la nostra visita accedendo all’edificio. Qui l’attende uno dei primi incontri inattesi così abituali nelle opere di Manrique. Infatti, se all’esterno abbondano i materiali vulcanici rudi e primitivi, l’interno si caratterizza per la luminosità, potenziata da un cromatismo marcato dal bianco delle pareti e dal marrone del pavimento, combinato con il nero di alcune rocce vulcaniche, disposte sul suolo con finalità decorativa. I lucernari del soffitto offrono luce perpendicolare in punti specifici e ciò fa sì che il visitatore si senta avvolto in un ambiente sotterraneo e sensoriale.
Ai lati, lungo le pareti del tunnel, si trovano due nicchie decorate con ceramica tradizionale di Lanzarote. Nell’opera di Manrique possiamo rintracciare riferimenti costanti alla tradizione, negli elementi ornamentali come le ceramiche, il distillatoio, gli abbeveratoi e i piloni.
2) FACCIATA POSTERIORE
GPS de FACCIATA POSTERIORE: 29.2145, -13.4812
Il Mirador
Dopo aver attraversato il corridoio d’ingresso, accediamo a un’ampia sala dai volumi irregolari che si distribuisce intorno a due grandi spazi a volta che si uniscono al centro della sala. Ai lati si trovano “gli occhi del... leer más
Il Mirador
Dopo aver attraversato il corridoio d’ingresso, accediamo a un’ampia sala dai volumi irregolari che si distribuisce intorno a due grandi spazi a volta che si uniscono al centro della sala. Ai lati si trovano “gli occhi del Mirador”: due ampie finestre longitudinali, orientate verso nord, che inondano l’ambiente di luce naturale. Per aumentare la sensazione di profondità, la sequenza dei pannelli in vetro è distribuita in modo leggermente inclinato.
Meritano particolare attenzione le due sculture mobili, di dimensioni considerevoli, che, sospese dal tetto, compiono la funzione di mitigare la riverberazione del suono. Le sculture, realizzate con bacchette di ferro e lastre di metallo, hanno una certa somiglianza con le forme vegetali delle felci che decorano le varie sale. In questo luogo idilliaco si trova la caffetteria del centro che la invita al relax.
Elementi Ornamentali
La serie di elementi ornamentali e funzionali che troviamo, sono stati disegnati esclusivamente per il mirador da César Manrique. È il caso, ad esempio, del caminetto, costruito con conci di pietra porosa, le panchine, che sembrano scavate nella roccia, come se fossero dei rifugi, o il bancone della caffetteria che s’integra in modo armonico con il resto. Sparse tra le pareti possiamo trovare delle singolari luminarie, di lamina metallica, ondulata e perforata, che hanno il compito di vagliare la luce artificiale.
Di notevole interesse è la scultura realizzata con l’ausilio di materiali di recupero. Si tratta di una pompa d’acqua che, disposta su una pietra lavorata, acquisisce una connotazione artistica.
L’aspetto generale della decorazione è armonico, senza dissonanze, con l’elezione di colori neutri predominati dal bianco.
Da questa postazione privilegiata scorgiamo il complesso di isolotti che si trovano a nord di Lanzarote, conosciuto come Archipelago “Chinijo”, ragion per cui è stato creato questo edificio.
3) TERRAZZA
GPS de TERRAZZA: 29.2146, -13.4812
Arcipelago Chinijo
Quando il cielo è chiaro e sereno è possibile godere della splendida vista dell'arcipelago Chinijo (chinijo è un termine locale che significa “piccolo”).
Si distingue innanzitutto l'isola de La Graciosa; dietro, Montaña... leer más
Arcipelago Chinijo
Quando il cielo è chiaro e sereno è possibile godere della splendida vista dell’arcipelago Chinijo (chinijo è un termine locale che significa “piccolo”).
Si distingue innanzitutto l’isola de La Graciosa; dietro, Montaña Clara e Roque del Oeste (Rocca dell’Ovest); in fondo, Alegranza. Dal Mirador si può contemplare la base del risco (dirupo) de Famara e, distinte da colori rossastri, le saline più antiche dell’isola, las Salinas del Río. L’industria del sale ebbe grande importanza non solo per l’economia dell’isola, ma anche per la creazione dell’habitat in cui si sono formate preziose speci animali e vegetali.
Visto l’alto interesse naturale, l’arcipelago Chinijo è stato dichiarato Parco Naturale protetto. Le acque di questo complesso di isolette ospitano la riserva marina più estesa dell’Unione Europea. La Graciosa è l’unica isola abitata. La sua popolazione, che si aggira intorno ai 500 abitanti, da sempre, per tradizione, si è dedicata alla pesca. L’isola si suddivide in due contrade: Caleta del Sebo, popolata tutto l’anno, e Pedro Barba.
Il Risco (dirupo) de Famara è una vasta scogliera che si sviluppa in lunghezza per 22 chilometri da Punta Fariones, l’estremità settentrionale dell’isola, fino al Morro del Hueso, nelle immediate vicinanze di Teguise. Lungo la sua orografia si raggiunge il punto di maggior altitudine dell’isola, le Peñas del Chache, 671 metri di altezza. Il tracciato verticale del Risco scorre quasi parallelamente alla costa de La Graciosa, da cui la separa uno stretto braccio di mare denominato il Río, vale a dire il fiume.
La ripida orografia e la condizione insulare hanno dato vita a delle singolari forme di comunicazione tra l’isola de La Graciosa e Lanzarote. Nelle pareti della scogliera si trovano cammini e sentieri a zigzag che ascendono le pareti della stessa.
Anticamente, gli abitanti de la Graciosa per commercializzare i prodotti del mare nei vicini paesini di Máguez e Haría, salivano sulla cima del Risco carichi di merci pesanti che le donne trasportavano con destrezza sulla testa. I sentieri più utilizzati erano il “Sentiero Viejo” e il “Sentiero de los Salineros”, entrambi vicini al Mirador.
La terrazza esterna
L’accesso all’esterno è avvenuto attraverso due piccoli corridoi situati ai laterali della sala principale. Le porte, ad arco, sono in legno massiccio e hanno un lucernario centrale.
Il balcone si adatta in modo naturale ai ripidi rilievi e alcuni di essi sono integrati come in un monolite centrale. Si trova sospeso per mezzo di una sporgenza proiettata sulla scogliera, rafforzando la sensazione inquietante di abisso.
Occorre citare la ringhiera perimetrale in ferro e legno che conferisce a questa facciata l’aspetto della prua di una nave. Simbolicamente, l’isola sarebbe un bastimento che naviga, in direzione nord, sulle acque dell’Atlantico.
L’esterno dell’edificio ripete la stessa impostazione stilistica che abbiamo descritto per la facciata. La pietra lavica, sovrapposta come squame, si mimetizza, aumentando la relazione armonica con le forme del paesaggio.
4) 4. SALE SUPERIORI
GPS de 4. SALE SUPERIORI: 29.2144, -13.4812
In contrasto con l’orizzontalità del primo piano, l’edificio si sviluppa in modo verticale attraverso la scala elicoidale che porta alle sale superiori. Questo elemento architettonico si converte nell’asse centrale dal quale s’irradiano... leer más
In contrasto con l’orizzontalità del primo piano, l’edificio si sviluppa in modo verticale attraverso la scala elicoidale che porta alle sale superiori. Questo elemento architettonico si converte nell’asse centrale dal quale s’irradiano il resto delle sale interne.
Le scale ricevono sempre un trattamento speciale nelle opere architettoniche di César Manrique; ciò è forse dovuto a questa componente scultorea che posseggono.
Il primo piano
Questa sala possiede una strana morfologia, simile a quella di una bolla con un piccolo abitacolo nel laterale. Esiste una continuità organica. Le pareti e il pavimento si fondono con il bianco; tra le pareti e il pavimento non vi è alcun tipo d’interruzione. Le forme organiche curvilinee e bianche, uno dei segni più rappresentativi di questo spazio, invadono tutti gli angoli.
Sospesa dal tetto e vicina all’imponente scala, una piccola scultura in metallo tortile, di colore giallo intenso, contrasta con il resto della sala. La luce naturale arriva in modo zenitale attraverso due orifizi nella parte superiore e il risultato è quello di uno spazio intensamente illuminato.
Questo spazio è stato concepito come negozio di souvenir. Al centro, in un’originale tavola, sono esposte molte varietà di souvenir e oggetti artigianali tipici dell’isola. Se desidera approfondire le sue conoscenze su queste opere così singolari, le consigliamo di acquistare la Guida ufficiale dei Centri d’Arte, Cultura e Turismo.
5) 5. TERRAZZE SUPERIORI
GPS de 5. TERRAZZE SUPERIORI: 29.2145, -13.4812
Se continuiamo ad ascendere verso la cuspide del mirador, contempleremo un’ altra pietra miliare dell’architettura. Le scale terminano in un lucernario che organizza la luce proveniente dall’esterno attraverso le sue pareti vetrate. La... leer más
Se continuiamo ad ascendere verso la cuspide del mirador, contempleremo un’ altra pietra miliare dell’architettura. Le scale terminano in un lucernario che organizza la luce proveniente dall’esterno attraverso le sue pareti vetrate. La struttura di questo lucernario assomiglia a quella delle capanne dei pastori che erano relativamente frequenti sull’isola.
Già nell’esterno possiamo accedere a una serie di terrazze a gradoni che danno continuità alla costruzione nell’esterno. La situazione strategica di quest’ enclave permette, a mò di vedetta, una visione privilegiata di un ampio settore della costa settentrionale dell’isola.
L’enclave del Mirador del Río fu usata a scopi militari dalla fine del XIX secolo, quando fu costruita una batteria difensiva della costa durante la guerra ispano-cubano-americana (la Guerra di Cuba). Questa zona del Risco de Famara è nota da sempre come “La batería del Río”.
L’esterno
L’esterno dell’edificio è limitato da due asperità del terreno particolarmente significative: da una parte, l’impressionante Risco de Famara e, dall’altra, il Vulcano de la Corona, verso il quale si estendono le diramazioni della grande piazza semicircolare che dà accesso all’edificio.
I laterali del recinto sono formati da grandi muri in pietra e si sviluppa in verticale in una sovrapposizione di terrazze ispirate allo schema dell’agricoltura tradizionale delle zone di maggior rilievo dell’isola. La facciata ci impedisce, intenzionalmente, di apprezzare l’imponente vista del Risco de Famara per aumentarne la sensazione di scoperta e di aspettativa.
All’esterno, al centro, a darci il benvenuto è una scultura figurativa in ferro battuto. Rappresenta un pesce e un uccello, metafora di due elementi della natura molto presenti in questo paesaggio: il mare e l’aria.
A mò di conclusione
Abbiamo visitato il Mirador del Río, un’opera superba con grande vigore e intrisa di riferimenti artistici e di sfumature in cui la relazione arte/natura, riflesso della mentalità del suo autore, ci deve fare riflettere sulla complessità delle relazioni e delle tensioni tra l’uomo e la natura.
Il percorso è lineare; per concludere la visita, è necessario tornare indietro per trovare l’uscita. Le suggeriamo di godere nuovamente degli elementi già visti, adesso da una prospettiva differente.
6) CÉSAR MANRIQUE: NOTA BIOGRAFICA
GPS de CÉSAR MANRIQUE: NOTA BIOGRAFICA: 29.1465, -13.4977
César Manrique (1919-1992) nasce a Arrecife, Lanzarote, isola in cui il suo percorso artistico ha lasciato tracce indelebili.
Una volta terminati gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di San Fernando a Madrid (città in cui vive tra il 1945... leer más
César Manrique (1919-1992) nasce a Arrecife, Lanzarote, isola in cui il suo percorso artistico ha lasciato tracce indelebili.
Una volta terminati gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di San Fernando a Madrid (città in cui vive tra il 1945 e il 1964), espone con frequenza i suoi dipinti sia in Spagna sia all’estero. Partecipa alla XXVIII e XXX Biennale di Venezia (1955 e 1960) e alla III Biennale ispanoamericana de L’Avana (1955). All’inizio degli Anni Cinquanta si addentra nell’arte non figurativa e ricerca le qualità della materia fino a farla diventare la protagonista essenziale delle sue composizioni. Aderisce così – come altri pittori spagnoli quali Antoni Tàpies, Lucio Muñoz, Manolo Millares… – al movimento informale di quegli anni.
Viaggia in diverse parti del mondo e, nel 1964, si trasferisce a New York. La conoscenza diretta dell’espressionismo astratto americano, della pop art, della nuova scultura e dell’arte cinetica, gli fornisce una cultura visiva fondamentale per il suo percorso creativo successivo. A New York organizza tre mostre personali – 1966, 1967 e 1969 – presso la galleria Catherine Viviano.
Nel 1966 torna definitivamente a Lanzarote. Sull’isola, che allora inizia a svilupparsi dal punto di vista turistico, promuove un modello di intervento sul territorio in chiave di sostenibilità che cerca di tutelare il patrimonio naturale e culturale dell’isola; modello determinante nel 1993 per Lanzarote, che viene dichiarata Riserva della Biosfera da parte dell’UNESCO.
Parallelamente all’impegno con il territorio dell’isola, Manrique rivolge la propria creatività ad altre manifestazioni artistiche. Elabora così una nuova ideologia estetica, che chiama arte-natura/natura-arte e che riesce a concretizzare nelle sue opere, un singolare esempio di arte pubblica in Spagna: Jameos del Agua, la sua casa di Tahíche – oggi sede della Fondazione César Manrique -, Mirador del Río, Giardino dei Cactus, ecc.
Oltre ai suoi interventi a Lanzarote, elabora diverse proposte in altre isole – Costa Martiánez, Tenerife; Mirador de El Palmarejo, La Gomera; Mirador de La Peña, El Hierro. Al di fuori dell’Arcipelago delle Canarie interviene a: Ceuta – Parco Marittimo del Mediterraneo-, Madrid – centro commerciale Madrid-2, La Vaguada – ecc. Si tratta di interventi, sostanzialmente di opere pubbliche – belvedere, giardini, sistemazione di spazi degradati, rinnovamento del litorale… -, in cui si mantiene un dialogo rispettoso con la natura e si mettono in relazione valori architettonici della tradizione locale e concezioni moderne.
Coltivatore di diversi linguaggi creativi – pittura, scultura, urbanistica, arte pubblica… -, nell’insieme della sua produzione artistica soggiace una manifesta volontà di integrazione con la natura. Proposito sincretistico e totalizzante – arte totale, come egli stesso ha definito – che esplicita nel progettare spazi pubblici.
Uno sforzo di armonizzazione, in definitiva, che non solo fa riferimento alla sua passione per la bellezza, ma anche per la vita.
7) CENTRI D’ARTE, CULTURA E TURISMO
GPS de CENTRI D’ARTE, CULTURA E TURISMO: 29.1465, -13.4977
Le origini dei Centri d'Arte, Cultura e Turismo risalgono intorno al 1966. Dopo un soggiorno di tre anni a New York, César Manrique (1919-1992), uno dei pionieri della pittura astratta spagnola, torna definitivamente a Lanzarote, sua isola... leer más
Le origini dei Centri d’Arte, Cultura e Turismo risalgono intorno al 1966. Dopo un soggiorno di tre anni a New York, César Manrique (1919-1992), uno dei pionieri della pittura astratta spagnola, torna definitivamente a Lanzarote, sua isola natale, dove iniziava a manifestarsi un incipiente sviluppo turistico.
Consapevole della particolare originalità del paesaggio dell’isola, promuove un ambizioso progetto creativo di intervento sul territorio, il cui obiettivo principale è la preservazione e la conservazione dell’ambiente.
Gran parte del successo dei Centri d’Arte, Cultura e Turismo è dovuto sia alla personalità creativa di César Manrique sia all’innegabile lavoro ed entusiasmo di un team di persone che ha saputo scommettere sul futuro dell’isola.
Profondamente legato alla figura di César Manrique è uno dei suoi più stretti collaboratori, Jesús Soto che, contagiato dall’impegno di Manrique, realizza una serie di opere che completano la rete dei Centri d’Arte, Cultura e Turismo, come la Cueva de los Verdes (1964) o la Ruta de los Volcanes (il Percorso dei Vulcani) di Timanfaya (1968).
Il progresso economico e sociale di Lanzarote degli ultimi 40 anni non può certamente essere inteso senza prestare attenzione a queste iniziative turistiche modello, che hanno permesso all’isola di diventare un punto di riferimento internazionale di sviluppo sostenibile.
Cueva de los Verdes. Di solito poche esperienze sono più interessanti per un viaggiatore, quanto ad avventura e scoperta, dell’accesso a una caverna. Visitare la Cueva de los Verdes è senza dubbio un vero e proprio viaggio iniziatico nelle viscere della terra. Una visita che vuole essere spettacolare e unica.
Il tratto visitabile della Cueva de los Verdes è formato da un kilometro di gallerie sovrapposte con interconnessioni verticali. In alcuni punti arriva ad avere tre livelli, che permettono al visitatore di scoprire nuovi spazi da prospettive diverse. L’interno del tunnel raggiunge altezze di circa cinquanta metri e larghezze vicine ai quindici.
Gli Jameos del Agua, come la Cueva de los Verdes, si trovano all’interno del tunnel vulcanico derivato dall’eruzione del Vulcano de la Corona. Gli Jameos del Agua si trovano nella parte più vicina alla costa. Devono il proprio nome all’esistenza di un lago interno che costituisce una singolare formazione geologica. Trovandosi al di sotto del livello del mare, si formano per filtraggio. Il ristorante offre non solo piatti internazionali, ma anche cucina canaria tradizionale.
Il Giardino dei Cactus rappresenta un magnifico esempio di intervento architettonico integrato nel paesaggio. César Manrique realizza questo audace complesso architettonico mantenendo l’indissolubile binomio arte-natura che si respira in tutte le sue opere.
Il Giardino dei Cactus ospita una vasta collezione di piante grasse: più di 7000 esemplari appartententi a più di 1000 speci differenti, provenienti da tutto il mondo.
Il Museo Internazionale di Arte Contemporanea, MIAC, si trova nell’antica fortezza militare del Castello di San José, nel porto di Arrecife. Il museo viene fondato nel 1975 al fine di promuovere, riunire ed esporre le opere più significative della creazione artistica moderna.
E’ creato su iniziativa di César Manrique, che dirige personalmente i lavori di ristrutturazione e sistemazione del Castello di San José, allora in rovina.
Attualmente ospita opere scultoree e pittoriche moderne, classificate in tre gruppi: astrazione geometrica, formale e figurativa, così come la collezione permanente dell’artista di Lanzarote Pancho Lasso. Il suo ristorante offre una vista unica sul porto di Arrecife.
Al centro di Lanzarote, in un significativo incrocio di strade da dove è possibile accedere a qualsiasi punto dell’isola, spicca una delle opere di César Manrique più ricca di riferimenti simbolici: il complesso architettonico della Casa-Museo del Campesino e Monumento a la Fecundidad.
E’ formato da una serie di edifici che si ispirano al prototipo di architettura tradizionale di Lanzarote, non riproducendo un modello preciso esistente, ma coniugando gli elementi tipologici più caratteristici delle diverse zone geografiche dell’isola. In essa sono presenti elementi rappresentativi come camini, aie, pozzi, cortili, serramenti, frantoi, ecc. Presso il ristorante troverete piatti tipici della cucina di Lanzarote, come pesce, patate, e il tradizionale sancocho…
Las Montañas del Fuego o Timanfaya fanno parte di una vasta zona colpita dalle eruzioni vulcaniche avvenute a Lanzarote tra il 1730 e il 1736 e, successivamente, nel 1824. Questo lungo processo eruttivo, uno dei più rilevanti e spettacolari del vulcanismo storico della Terra, cambiò drasticamente la morfologia dell’isola, poiché un quarto della stessa rimase sepolto sotto uno spesso manto di lava e ceneri. Presso il suo ristorante potrà degustare piatti preparati con il calore sprigionato dal vulcano, circodato dalle impressionanti viste del paesaggio vulcanico.
Ci auguriamo che la visita del Mirador del Río sia stata di suo gradimento e cogliamo l’occasione per invitarla a visitare il resto dei Centri Turistici di Lanzarote. Per ulteriori informazioni, visiti la nostra pagina web: www.centrosturisticos.com o il nostro profilo su facebook:
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